O la Borsa o l’uscita

Pdl: vincono i falchi, crisi più vicina.
(la Repubblica, 25 agosto 2013)
“Il Cavaliere ha già deciso. Noi falchi abbiamo vinto, ora faremo cadere il governo”.
Santanché: da Napolitano e Letta non avremo nulla.
(ibidem)
Arcore, le ultime volontà. “Salvate il pregiudicato”.
(il Fatto Quotidiano, 25 agosto 2013)
Harakiri dopo mesi di sogno. Il Biscione brucia 148 milioni.
(la Repubblica, 27 agosto 2013)
Il Cavaliere ordina il silenzio ai falchi.
(ibidem)
Crollo Mediaset, B. avvisa: “Zitti, la Borsa ci sente”.
In poche ore i titoli dell’azienda di famiglia perdono 266 milioni.
E lui interviene per frenare i falchi del partito.
(il Fatto Quotidiano, 27 agosto 2013)

O la Borsa o l’uscita

Grazie a nonno, soprattutto,
si è salvato il farabutto
con i lodi a lui firmati,
con gli stop ai magistrati,

con consigli e esortazioni,
con nefaste dilazioni,
con Costituzion ferita,
con un senatore a vita

inventato lì per lì
alla faccia del Pd
cui il governo ormai spettava,
con la rava e con la fava.

Fino a quando una sentenza
ha affibbiato a Sua Innocenza
anni quattro di prigione
ed un tot di interdizione.

Dopo avere sempre detto,
nell’attesa del verdetto,
che anche in caso di condanna
non sarebbe andato a nanna

il governo a larghe intese,
per il bene del Paese
e il doman degli italiani,
Capezzon, Verdini e Dani

scatenò il perseguitato
col ricatto incorporato
e il suo fare da gradasso,
minacciando uno sconquasso.

Poi il Berlusca, all’improvviso,
atteggiò il volto al sorriso
e, sparito l’umor tetro,
innestò la marcia indietro.

Il caiman non si decide,
nei dì pari lancia sfide,
spinge i falchi, fa il leone,
dà la larga a Capezzone

e a Daniela dice: “Azzanna!”
ma nei dispari è una panna,
mette in campo le colombe,
fa disinnescar le bombe

da Schifani e da Angelino.
Va capito il poverino:
quando pensa alla prigione
o alla sua rieducazione

col vecchietto o la ramazza
come minimo s’incazza,
ma Marina poi gli spiega:
“E’ la Borsa che ci frega.

Se fai il duro su internet,
crollano le Mediaset
e perdiam molti denari.
Se vai ai domiciliari

e non rompi più i coglioni,
saliran le nostre azioni”.
E il caiman perciò tentenna:
un dì fuori di cotenna,

di Daniela alla mercé,
l’altro con Marina che
gli sussurra “Mediaset”.
Meglio Craxi ad Hammamet!

blog MicroMega, 28 agosto 2013

Meglio un caimano oggi che un pitone domani

“Alla Camera io candidata di Pd e Pdl. Se non mi votano il problema è politico”.
(la Repubblica, 30 giugno 2013)
Santanché vice spacca la maggioranza. Pdl: se il Pd non la vota rompe i patti.
(la Repubblica, 2 luglio 2013)
Il Pd: Berlusconi è ok, ma la Santanché no.
(il Fatto Quotidiano, 2 luglio 2013)
Lite su Santanché, elezione rinviata.
(la Repubblica, 3 luglio 2013)
La Santanché non passa, voto rinviato.
(il Fatto Quotidiano, 3 luglio 2013)
Caimano sì, pitonessa no.
(ibidem)

Meglio un caimano oggi che un pitone domani

“Ma perché ce l’han con me?”
sembra dir la Santanché
dopo che l’infam Pd
rifiutò di dire sì

a lei vice presidente.
“Non ricordan proprio niente
di che dissi nel passato?
Proclamai che l’uom pelato

vuol le donne orizzontali
per le sue pulsion sessuali
e che mai gliela avrei data,
pur se super arrapata”.

Il lamento si prolunga:
“Ritornato al bunga bunga
dopo tutto quel clamore,
ne ho parlato con Briatore:

“Che continui coi sollazzi
proprio son cose da pazzi.
Mentre crolla tutto quanto,
senza fare proprio il santo

moderar deve il desio
se no tutto va a schifio!”
Parlò ben la Santanché,
pur se adesso sembra che,

anche se non gliela ha data,
il caiman l’abbia stregata.
E un Pd pieno di guai
a Daniela ha detto: “Mai!”

Caso vuol che quel partito
altri rospi abbia inghiottito
peggior della pitonessa,
causa il Colle che lo pressa.

Ha accettato che il caimano
Letta e Re Napolitano
imponesse, incontrastato,
premiér e Capo dello Stato.

Con lui al governo sta.
L’ineleggibilità
sta alla grande boicottando.
Col Berlusca sta brigando

contro la Costituzione.
Come capi commissione
ha accettato, zitto zitto,
sia il Celeste che Cicchitto.

Nitto Palma alla Giustizia
accettò con la malizia
che a votarlo fosse un altro,
per far finta, in modo scaltro,

dei suoi grazie all’astensione,
di bocciare quel volpone.
Accettato tutto ciò,
a Daniela dire no

sembra un atto di incoerenza.
La morale, in confidenza?
“Il Pd non è un partito,
è un casino mal gestito”.

blog MicroMega, 7 luglio 2013

Dov’è la Vittoria?

Cappotto del centrosinistra, 16 a 0. Marino strappa Roma ad Alemanno.
Débacle di Lega e Pdl in tutta Italia.Il M5S crolla pure in Sicilia. Letta: confermate le larghe intese.
(la Repubblica, 11 giugno 2013)
Il Pdl non funziona, va cambiato. Ma senza di me nessuno ce la fa.
Berlusconi: basta partito pesante, torniamo a Forza Italia.
(ibidem)
Il Pd conquista il regno di Scajola. “Stop alla politica fatta per gli amici”.
(ibidem)
Treviso. Canti, balli e grida. “La città è libera”. E la Lega picconata.
(il Fatto Quotidiano, 11 giugno 2013)
Assemini e Pomezia, 5 Stelle in comune.
(ibidem)
Lo spreco del comico. Una strepitosa guerra-lampo e in tre mesi ha perso tutto.
(la Repubblica, 12 giugno 2013)
Rinasce la Cosa nera. Così tutti gli ex di An si rimettono insieme.
(ibidem)

Dov’è la Vittoria?

Hanno perso proprio tutti,
i dabbene e i farabutti,
i leghisti e i pidiellini,
i fascisti ed i grillini.

Ed ha perso pur chi ha vinto:
fino a ieri caro estinto
stramazzato sul traguardo,
oggi Lazzaro gagliardo.

Alemanno piange a Roma,
capital che ha messo in coma
con imbrogli, nepotismi
e nostalgici attivismi. Continua a leggere

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