6/2006

luglio 2006

6/2006

Democratico è un partito…

Questo mostro ci tormenta:
frena, accelera, rallenta,
lo si fa, non lo si fa.
A settembre si vedrà.

No, parliamone già adesso.
Rimandiam tutto al congresso,
forse nel duemilasette.
No, la base non lo ammette:

lo facciamo adesso o mai.
L’anno dopo è meglio assai,
se corriamo troppo, bada,
perdiam gente per la strada.

Se per diventare soci
non saremo più veloci,
rischieremo di cadere.
Non c’è nulla da temere

se non procediamo in fretta,
ecco qui la mia ricetta:
lo facciam per le europee.
Non abbiam le stesse idee.

Distruggiamo gli apparati.
No, van solo unificati.
Imbarchiamo i girotondi.
No, son troppo furibondi.

Se studiamo il recipiente
senza mai decider niente
sui reali contenuti,
prima o poi sarem fottuti.

No, il partito ormai c’è già:
è l’Ulivo…Ma va là,
per me e per il correntone
una riflession s’impone,

tutto men che democristi.
Tutto men che socialisti
per me che son popolare,
perciò è meglio rallentare.

Per me che son ulivista
democristo e socialista
non esiston proprio più:
unità, sola virtù.

In Europa al Pse.
Noi restiam nel Pde.
Se ne andrà, male che vada,
ciaschedun per la sua strada.

Per votar la leadership
non concorron solo i vip,
si faranno le primarie.
No, non sono necessarie,

il gran capo è Mortadella.
Il prevosto? Questa è bella,
fa già il capo del governo
e poi Prodi non è eterno.

Democratico è il partito
che in un gruppo avrà riunito
Belzebù con madre Chiesa.
Impossibile è l’impresa.

Quando papa Benedetto
sparerà qualche verdetto,
quando parlerà Ruini,
pronti guelfi e ghibellini

prenderanno a litigare
ritornando in alto mare.
Non si mediano i valori
fra chi un tempo stava fuori

e chi dentro Porta Pia.
Convincetevi, suvvia!
Democratico è un partito
da democrazia sortito,

percorrendo nuove vie.
Basta con le oligarchie
e le beghe societarie,
ritorniamo alle primarie,

diamo voce ai girotondi.
Ed ai capi moribondi
giunga un ultimo messaggio:
“Suicidatevi, coraggio!”

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