Fatto e Misfatto

18 febbraio 2010

L’anno scorso, in settembre, il ventitré
il Fatto Quotidiano scende in campo
con giornalisti che non son lacché,
ma fatti di Enzo Biagi con lo stampo.

Detta la linea la Costituzione,
l’opposizione è dura e intransigente,
nessun padron, nessuna sovvenzione
nessuna compassion per il potente.

Sui fatti arriva spesso molto prima,
dà notizie che gli altri non ci danno,
lo leggi e pensi: il Fatto cambia il clima,
le nebbie finalmente spariranno.

Ci racconta che Letta è un indagato,
che De Magistris toga non è più
con l’aiuto del capo dello Stato,
che Polverini all’Ici fa cucù.

Racconta gli Aquilani ancora in costa
per le vane promesse dei due eroi,
mentre la mafia ottiene il nulla osta
per farsi grazie al sisma i fatti suoi.

Racconta Signorini in più d’un caso
commesso viaggiator di foto osées,
racconta quanto è bravo Bertolaso
e i maneggi fra Pollari e Verzé.

Racconta che Spatuzza non mentì
nell’accostar la mafia a Sua Indecenza,
poiché le stesse cose ha scritto un dì
una Corte, in una sua sentenza.

Nel legger dunque il Fatto Quotidiano
le gente che dormiva si è svegliata,
ad eccezione di Napolitano
che tien la pennichella incorporata.

Per evitare che la depressione
colpisca tutti quanti i suoi lettori,
del Fatto Quotidian la direzione
ai giornalisti affianca degli autori

che ridan del disastro che qui incombe.
Il Fatto, con Travaglio già accusato
di far usare duomi come bombe
da tipi col cervello un po’ tarato,

decide di attaccare l’avversario
utilizzando satira e ironia.
Ogni domenica del calendario
si batterà per la democrazia

con un inserto ad hoc: esce il Misfatto.
Strofe, vignette, giochi di parole,
strisce, fumetti, qualche bello scatto,
fotomontaggi, storielline, fole

saran le armi usate nella lotta,
il mezzo per svelar la verità
e ritrovare alfin la giusta rotta.
Una risata li seppellirà!

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