L’Aquila, Italia Tragedia in quattro atti, atto primo

8 agosto 2010

Anno duemilanove, sei di aprile.
E’ la tragedia a L’Aquila arrivata
col sisma che la Protezion civile
ha giudicato ipotesi azzardata.

Malgrado tante scosse in sol tre mesi,
malgrado troppi crolli e crepe ai muri,
malgrado i molti allarmi vilipesi
di tecnici trattati da figuri,

la Commission dei rischi stabilì:
“Lo scarico continuo d’energia
di questo sciame sismico fa sì
che ora un sisma probabile non sia.”

Vanamente lo stato di emergenza
il sindaco invocò con telegramma:
tacquero Protezion e ogni Eccellenza
e dopo pochi giorni avvenne il dramma.

Alle tre e trentadue la scossa è forte:
crolla L’Aquila con le sue frazioni,
trecentootto persone sono morte
per la fiducia nelle Istituzioni.

I soccorsi non sono ancora in moto
che gli sciacalli stanno già gioendo:
“E’ una benedizione il terremoto,
molto guadagnerem ricostruendo…”,

ghignan due delinquenti intercettati,
della cricca amiconi per la pelle.
C’è un altro che userà i terremotati
sia per celar le proprie marachelle

che per stregare i tanti creduloni.
Un terremoto è come la monnezza
e s’appresta ad usarlo Berlusconi
come precaria, effimera salvezza.

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