Zinga rock

La sfida di Zingaretti: “Vecchio Pd addio, ecco la mia svolta”.
(la Repubblica, 11 gennaio 2020)
Tanti sì al nuovo Pd.
(la Repubblica, 12 gennaio 2020)
Nardella: “Bene questo segretario rock. Guai però se si guarda solo a sinistra”.
(ibidem)
Zingaretti annuncia “il partito nuovo”, Franceschini e gli ex renziani già dicono no.
(il Fatto Quotidiano, 12 gennaio 2020)
Achille Occhetto. L’ultimo segretario del Pci commenta l’ipotesi di sciogliere il Pd: “Serve una costituente vera di tutta la sinistra”. “Caro Zingaretti, non farti stritolare dalle lotte di potere”.
(il Fatto Quotidiano, 16 gennaio 2020)

Zinga rock

“Elettor piddino, ascolta:
il partito è ad una svolta!”
“Chi l’ha detto?” “Zingaretti”.
“C’è da dubitarne, ammetti…”.

Troppe volte ha già svoltato
ed è sempre peggiorato.
Ottantuno. Berlinguer
disse del rosso poter:

“La rivoluzion si è estinta,
si è esaurita la sua spinta”.
Nell’ottantanove Occhetto
fa una svolta a grande effetto,

quella della Bolognina
e il Pci manda in cantina
poco più di un anno dopo
a finire come un topo.

Così arriva il Pds
con le conseguenze annesse:
via la falce, via il martello
ed al posto un alberello,

una quercia verde vivo.
Dalla quercia vien l’Ulivo,
coalizion litigarella,
al timone Mortadella.

Novantotto, un’altra svolta:
i Ds questa volta
la sinistra ha generato.
Se non zuppa è pan bagnato.

Passa un lustro, poco più
e con tredici tribù
i Ds fan l’Unione,
un mostruoso carrozzone

dove litigare è un must
e la lingua corre fast.
Finché nel duemilasette,
come narran le gazzette,

i compagni e i genuflessi
come due sposi promessi
con amor senza entusiasmo
ed un coito senza orgasmo

partoriscono un partito
che fin dal primo vagito
mostra d’essere un neonato
dal futuro complicato,

nonostante il veltroniano
“Yes, we can!”, stile obamiano.
Sette anni, arriva il Bomba
e nell’aria ancor rimbomba

la promessa dell’arnese:
“Farò una riforma al mese!”
Poi sappiam com’è finita:
coca cola e ribollita.

Desta quindi gran sospetti
il bla bla di Zingaretti:
“Dopo il ventisei gennaio,
sia l’Emilia un trionfo o un guaio,

una gran vittoria o un lutto,
fo’ un congresso e cambio tutto
nel Pd oramai sfinito.
Non farò un nuovo partito,

ma farò un partito nuovo,
un piacevole ritrovo
non sol per le madamine,
ma per sindaci e sardine,

per i verdi e i sindacati,
per i giovani emigrati,
per la società civile,
per il mondo femminile.

Apertura, innovazione,
un partito di persone,
del “Noi” e non più dell’ “Io”
e del “Nostro”, non del “Mio”!

La sinistra non è un covo
bensì un orizzonte nuovo,
contendibile, inclusiva,
sempre attenta ed attrattiva.

Nome e simbolo? Vedremo,
se essenzial li cambieremo!”
Quanti leader del Pd
si impegnarono così

con un quattro poi in pagella?
Ma entusiasta n’è Nardella:
“Quant’è rock il segretario!”
La moral, caro diario:

“Sì Nicola è proprio tosto,
tanto fumo e poco arrosto.
Sì lo Zinga è proprio rock,
poco arrosto e tanto smoke!”

blog MicroMega, 20 gennaio 2020

Fra Lingolda e Leopoldotto

Un’arena in blu e rosso e le musiche di Muse e U2 per la kermesse di Renzi.
(la Repubblica, 9 marzo 2017)
Renzi e la ribollita del Lingotto.
(il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2017)
E Matteo ora rilancia la parola compagno per scavalcare anche i suoi fallimenti.
(la Repubblica, 11 marzo 2017)
Il comizio di Renzi a Torino sembra scritto sei mesi fa.
(il Fatto Quotidiano, 11 marzo 2017)
Al Renzi II andrà peggio: sarà ostaggio delle correnti Dem.
(il Fatto Quotidiano, 12 marzo 2017)

Fra Lingolda e Leopoldotto

Si riparte dal Lingotto
dopo il tragico cazzotto
che gli han dato i tanti No.
Fu da lì che Walterloo

scese in campo col Pd
e si sa come finì,
ma non c’è scaramanzia
che fermar possa il Messia.

Nell’ambiente rosso e blu
festival del dejà vu,
nuovamente vengon buoni
Muse, U2, Claudio Baglioni

“…vedrai che non sarai solo…”
e ciascun capisce al volo
che, gli piaccia o non gli piaccia,
Renzi è ancora una minaccia,

un terribile problema,
pur col trolley, nuovo emblema.
Dal qual tira fuor Martina,
la versione meneghina

del toscano giglio in fiore,
un compagno assai incolore,
un che fa dell’ape il fuco
e della ciambella il buco.

Rappresenta, messo lì,
la sinistra del Pd,
una prova un po’ maldestra
che Matteo non è di destra.

Or compagno si può dire
senza tema di arrossire,
torna Gramsci gran cervello,
torneran falce e martello,

una marcia indietro che
fa veder Renzi cos’è,
un volgare opportunista
e un astuto trasformista.

E’ un Lingotto pien di assenze
e nebbiose dissolvenze:
non c’è il Ponte sullo Stretto
né Tizian con lo zainetto

né la Buona Scuola in fasce
né Bagnoli che rinasce
da un passato molto oscur.
Ci son sketch e calembour

mille volte già sentiti
e perciò triti e ritriti:
“I processi ai tribunali,
non ai fogli dei giornali”.

“Una Ue delle persone,
non dei cul sulle poltrone”.
“Ci muoviam con sentimento
e non con risentimento”.

“Noi non siamo rancorosi
come i transfughi bizzosi”.
“Fine della povertà”.
“Spazio per l’identità,

la salute ed il lavoro
senza i voucher del disdoro”.
“Lotta all’assistenzialismo”.
“Di sinistra è il patriottismo”.

“Del doman siamo gli aedi,
non siam reduci ma eredi
della tradizion migliore”.
“Affrontiam senza timore

del futuro l’avventura,
è degli altri la paura”.
Parlan i capicorrente,
ciascheduno alla sua gente,

al suo pezzo di partito
ed è chiaro a primo acchito
che ciascuno ha il suo ideale
e brandisce il suo pugnale

nell’attesa di capire
come Renzi andrà a finire.
Regna la malinconia,
con un’aria un po’ stantia

di furbizie famigliari,
di commerci fra compari,
di intrallazzi fra sodali
che col Chianti nei boccali

e l’amata ribollita
fanno affari da una vita.
Matteo Renzi ha sentenziato:
“Far così non è reato”,

mentre annuncia un libro nuovo
e di far la testa d’uovo
alla Stanford di Firenze,
scuola sol per le eccellenze.

Dopo i giorni del Lingotto
ce la stiam facendo sotto
perché Renzi ripartì
all’attacco del Pd,

ma la botta che ha incassato
proprio nulla gli ha insegnato.
C’è ben poco da sperare:
Renzi sol Renzi sa fare.

blog Micromega, 20 marzo 2017

Al voto, al voto!

Arrenditi Matteo, sei circondato.
Scissione di D’Alema, ultimatum di Bersani, melina di Napolitano, nuovo Ulivo di Prodi.
(il Fatto Quotidiano, 2 febbraio 2017)
Pd, caos legge elettorale. Ora le proposte sono sei. Cuperlo: Renzi si dimetta.
Dopo il fallito blitz sull’asse con M5S e Lega, si spacca anche il fronte renziano.
(la Repubblica, 5 febbraio 2017)
Voto, la svolta di Renzi: “Premio di coalizione ma urne a giugno”.
(la Repubblica, 7 febbraio 2017)
La maggioranza Pd in Senato processa Renzi. Addio voto a giugno.
Ieri riunione tra Area Dem e parlamentari vicini al segretario.
(il Fatto Quotidiano, 8 febbraio 2017)
Pd, 41 senatori si sfilano da Renzi. Varato un documento pro Gentiloni.
Offensiva della correnti contro il voto anticipato.
(la Repubblica, 9 febbraio 2017)

Al voto, al voto!

Mentre governa il conte Gentiloni,
freme il Pd come un vulcano attivo:
la lotta è fra chi vuole le elezioni,
che sono del ducetto l’obiettivo
per non farsi scordar dai creduloni
e chi, dopo il gustoso aperitivo
del referendum perso dal toscano,
vorrebbe fare fuori il ciarlatano

definitivamente. Se è lontano
il giorno dello scontro elettorale
comprendere potrà ogni italiano,
che non sia un malato cerebrale,
che Renzi ci ha portato in un pantano
da prosciugar con sforzo decennale.
E’ tornato il Pd quello che era,
casin falce, martello e acquasantiera,

ove si litiga da mane a sera.
Ciascuno vuol votar con la sua legge,
ciascuno sventola la sua bandiera,
ma con lo stesso fin: fregar noi gregge.
C’è chi nel vecchio Mattarellum spera,
chi lo manipola e lo corregge.
C’è chi vuole bloccare i capolista,
come Matteo che vuol mettere in pista

soltanto chi si dimostrò renzista.
C’è chi coi Consultellum vuol votare
ed atteggiandosi ad alchimista
Senato e Camera vuol conciliare
e chi al suo passato di ulivista
vorrebbe in tutta fretta ritornare.
C’è Cuperlo, la giovane speranza
che fra renziani e antirenziani danza,

che un mini premio vuol di maggioranza
con legge elettoral proporzionale.
C’è chi vuol dare il premio all’alleanza
fra più partiti, ciò che fu ferale
nel provocar di Prodi la mattanza,
secondo Orfini, del boy scout sodale.
La discussione infuria sul congresso:
la minoranza vuole farlo adesso

con Matteo Renzi debole e malmesso,
ma il fanfaron non vuole anticiparlo:
“Per i milion di No mi son dimesso
e da quel giorno, ahimè, mi rode un tarlo:
che tutti vogliano il mio decesso.
Perciò un congresso speed non voglio farlo”.
Son nel Pd talmente dilaniati
che Renzi va alla caccia di alleati,

a partire dal team degli indagati
guidati dal campione dei delfini
che il Cavaliere ha in serie giustiziati.
Non basta Alfano, prova con Salvini,
coi Fratelli d’Italia riesumati,
con Berlusconi e pure coi grillini.
Chi un giorno rottamava a destra e a manca
adesso di trattare non si stanca.

Inappuntabile in camicia bianca,
sperando di riprendere il potere,
alle elezioni subito si abbranca:
convoca caminetti ch’è un piacere,
nel leccar culi la sua lingua sfianca.
Hanno sentito dire dal messere:
“Mi sentivo un Obama piccolino,
ma son solo un Cirino Pomicino!”

blog MicroMega, 9 febbraio e017

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