Un treno che si chiama putiferio

Il Pd è in rosso, ma il treno di Renzi costa 400mila euro.
(il Fatto Quotidiano, 27 settembre 2017)
Matteo non riesce a far partire neanche il treno.
Rimandato il viaggio dell’ex premier, il Pd ha molti problemi organizzativi.
(il Fatto Quotidiano, 28 settembre 2017)
Frecciarenzi.
(il Fatto Quotidiano, 28 ottobre 2017)

Un treno che si chiama putiferio

Roma, ottobre diciassette,
parte il treno che connette
Matteo Renzi con la ggente:
“Voi parlate, io tengo a mente

e le cose che chiedete,
lo prometto, le otterrete
anche se chiedete molto.
Questo è il treno dell’ascolto.

Poiché il popolo mi ammalia
con Destinazione Italia,
questo tour che oggi comincia,
girerò in ogni provincia

con lo scopo di imparare,
umile nell’ascoltare.
Ben lontan dal chiacchiericcio
quotidiano e dal bisticcio

del politico teatrino,
giuro che questo cammino
non è un viaggio elettorale.
Chi lo dice mi vuol male,

io non sono Beppe Grillo.
Viaggio semplice e tranquillo,
parleranno gli operai
che non ascoltiamo mai,

le realtà con le eccellenze
e le grandi competenze,
i bambini maltrattati,
gli studenti buggerati

dal gran bluff scuola-lavoro
e la Lega Filo d’oro”.
Così dice il fanfarone
al fiii del capostazione

che da Roma Tiburtina
sui binari lo incammina
col suo pieno di panzane.
Passano due settimane

dal promozionale lancio
e si fa un primo bilancio
sugli ascolti e sul consenso.
Il successo è stato immenso!

Umbria, Marche, Abruzzi, Lazio,
al suo arrivo è un vero strazio:
sibili, contestazioni,
strepiti, maledizioni,

anatemi, urla, tumulti,
buh, pernacchie, fischi, insulti.
“Ecco quello che promette!”
“Dove sono le casette

per sfuggire alle intemperie?”
“Quando togli le macerie?”
gridano i terremotati
come sempre infinocchiati.

Nelle Puglie stessa cosa,
“Buffon!” e “Vergogna!” a iosa,
fra i gasdotti e le trivelle,
fra i veleni e le xilelle,

l’Enel, l’Ilva coi tumori
dove se respiri muori.
A Spoleto, a Polignano
ed a Termoli il toscano

viene accolto con furore
fra i “Buffone!” e i “Mentitore!”,
mentre a Brindisi ed a Reggio
sembra andare ancora peggio,

con la Digos sui binari
per salvare lui e compari.
Ecco Paestum, per difesa
corre nientemen che in chiesa

a tenere un’omelia
a De Luca e compagnia.
A evitar questo calvario
da domani il segretario

viaggerà senza una meta
né un orario e ben segreta
terrà ovunque la fermata.
Quando con la sua brigata

in stazion si fermerà
mai nessuno troverà
che gli parli o lo saluti.
Sempre meglio degli sputi

con cui spesso viene accolto.
E la storia dell’ascolto?
Era un trucco ben studiato:
mai nessun Renzi ha ascoltato.

blog MicroMega, 5 novembre 2017

Il patto delle due Sicilie

“Comunque resterò vicino”.
(il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2015)
Ex voto.
(il Fatto Quotidiano, 15 aprile 2016)
Asse tra Napolitano e Renzi per far fallire il referendum.
Il senatore s vita lo considera “pretestuoso”, il premier lo definisce “una bufala”.
(ibidem)
Intercettazioni, Re Giorgio dice basta: “E’ giunta l’ora”.
(il Fatto Quotidiano, 19 aprile 2016)
Premiata ditta Giorgio & Matteo. Ora trivellano le intercettazioni.
(ibidem)

Il patto delle due Sicilie

Giorgio Re, pur se in pensione,
resta una persecuzione
per il popolo italiano.
Dopo gli anni da sovrano,

avviandosi al riposo,
disse molto minaccioso:
“Vi sarò sempre vicino!”
Da privato cittadino

e da senatore a vita
il nonnetto moscovita
fu purtroppo di parola
e ogni giorno ci snocciola

i suoi moniti indecenti,
da peggior dei presidenti.
Contro la Costituzione:
“Ha ragione il fanfarone

che da mane a sera ciarla!
E’ il momento di cambiarla
con Verdini e con la Boschi.
Sono palle i rischi foschi

di una svolta autoritaria.
L’esperienza straordinaria
di convinto stalinista
fa di me uno specialista

di real democrazia.
Questa è l’opinione mia:
con i Sì di fine d’anno
presto i Soviet torneranno!”

Poi difende le trivelle.
“Non facciamo marachelle!
Questo è un referendum, gente,
pretestuoso e inconsistente.

Io vi invito all’astensione,
anche ai tempi di Baffone
non votava il popolino.
Le urne son sempre un casino!”

Terzo monito, alti i toni.
“Stop alle intercettazioni!
La politica è sovrana,
la magistratura sana

sa indagar, non intercetta
e un giornal che si rispetta
non sbandiera le notizie
sui reati, le nequizie,

gli intrallazzi ed i dané.
Hanno intercettato me
che parlavo con Mancino
dell’amato nipotino

raffreddato che tossiva
e non della trattativa
fra politici e mafiosi.
Va punito chiunque osi

fare un’intercettazione.
Lo diceva anche Baffone!”
Gargarismi di un nonnetto
o sparate di un soggetto

che da Emerito non tace?
Un’ipotesi un po’ audace.
Giorgio è il vero presidente,
mentre Martirello è un niente

messo lì con un accordo:
sarà cieco, muto e sordo
una bella statuina,
un bibelot su una vetrina.

Parlerà il partenopeo
come fosse all’apogeo,
da contestazioni esente
non essendo presidente.

Matteo Renzi, il mediatore
fanfarone e mentitore,
farà tutto ciò che vuole
con l’aiuto del Re Sole.

Sergio, Giorgio ed il bebé
hanno stretto un patto che
garantisce mirabilia:
la democrazia quisquilia.

blog MicroMega, 2 maggio 2016

‘A trivella

Petrolio e appalti, Guidi si dimette. Tradita dalle telefonate al fidanzato.
(la Repubblica, 1 aprile 2016)
E Federica disse a Gianluca: “L’emendamento passerà”. La rassicurazione: “La Boschi è d’accordo”.
E lui avvisa la multinazionale.
(il Fatto Quotidiano, 1 aprile 2016)
Quo Guidi?
(ibidem)
E’ opera di Renzi per fare un favore a Total e Shell.
(il Fatto Quotidiano, 3 aprile 2016)

‘A trivella

Mentre Renzi sta negli Usa
dove a Obama fa le fusa
e si vanta dei cervelli
che colà fanno sfracelli

con brillanti risultati,
dopo che sono scappati
da un Paese nelle peste
che in ricerca non investe,

la ministra tatcheriana
ch’è più del caiman caimana,
ma col viso da massaia,
la genial Guidi lo inguaia.

L’han beccata al cellulare
mentre annuncia al suo compare
che il sofferto emendamento
si è rimesso in movimento:

“Lo bocciò qualche balordo,
ma ora Elena è d’accordo
e nella “Stabilità”
questa volta passerà!”

E Gemelli, il fidanzato,
in un amen si è attivato
per dar la buona novella
alla Total: “La trivella

può partire a Tempa Rossa,
petrolieri alla riscossa!”
È gemellica la strada
che alla Total tanto aggrada,

si trivella finalmente,
monna Boschi lo consente.
Referendum? Ci si astiene
se si vuole fare il bene

del governo di Matteo
e all’ambiente marameo.
Per il Duce la trivella
è l’immagine più bella

delle ignobili riforme
che al Paese un danno enorme
fanno, han fatto e ancor faranno.
Con le frottole e l’inganno

Maria Etruria e il tosco putto
stanno trivellando tutto:
sanità, welfare, ambiente,
casa, Rai, conto corrente,

istruzion, Costituzione,
il lavoro, la pensione,
la giustizia ai magistrati,
la ricerca agli scienziati,

il Senato ai senatori
ed il voto agli elettori.
Ma il governo e il Parlamento
sono solo lo strumento

per chi esercita il potere
poiché altrove sta il mazziere.
Il doman degli italiani
è passato in altre mani

in maniera miseranda.
È il denaro che comanda:
banche, multinazionali,
Lega Coop, studi legali,

Mediaset, FCA,
mafia, criminalità,
Confindustria, Bce,
gli amichetti del premier,

Giglio magico, Verdini,
strani uffici fiorentini.
Le riforme son dettate
dalle ignobili cordate

che maneggiano il denaro
ed il popolo somaro
oramai non conta un tubo.
Questo superego al cubo

che ci trapana il sedere
è il buffone del potere
che trivella a tutto spiano.
Sveglia, popolo italiano!

blog MicroMega, 4 aprile 2016