Amarcord dalla “Renziana commedia”

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Diciassette di gennaio,
man sul cuore, il parolaio
a Barbariche invasioni
spara rassicurazioni

col pugnale ben nascosto:
“Nessun vuol prenderti il posto,
caro Enrico, stai sereno…”.
Passa un giorno e al Nazareno

si presenta il noto reo
per parlare con Matteo.
Alla fin della riunione
è entusiasta il fanfarone

mentre Silvio scappa via:
“C’è profonda sintonia
fra Pd e pregiudicato
su riforma del Senato

nonché legge elettorale”.
Per Enrico è il funerale
con annessa sepoltura,
per l’Italia è una sciagura.

Giunge il tredici febbraio
e si vede il pifferaio
con un seguito nefando
di ectoplasmi ormai allo sbando,

quelli che, incensato Letta
fino a ieri, in tutta fretta
ora l’hanno abbandonato
col pugnale nel costato.

Direzione del Pd:
i no a Renzi ora son sì,
cambia il santo sull’altare,
cambia il culo da leccare.

Dalla Renziana commedia Aliberti editore 2016

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Pd, poltrone e divani

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Pd, poltrone e divani

Da tempo era nell’aria ed è successo,
Nicola Zingaretti si è dimesso.
“Con Mattarella in stil Napolitano,
con Mario Draghi in veste di marziano,

con un governo detto dei migliori
che par che sol per i padron lavori,
con il covid ormai alla terza ondata,
con la crisi ogni giorno più sfrenata,

col Recovery plan ai consulenti,
con i leghisti sempre più potenti,
il partito del qual son segretario
da venti giorni almen di calendario

parla solo e soltanto di poltrone,
di congresso, primarie e ribaltone
con uno stillicidio mai finito.
Saluti! Mi vergogno del partito!”

Ma dove vivi, caro Zingaretti?
E dal Pd che cosa mai ti aspetti?
Da tredici anni nato già morente
per rinforzarsi non ha fatto niente.

Ha cambiato ben otto segretari,
le elezioni son state dei calvari
vinte una sola volta a gran fatica.
Con Matteo Renzi, Dio lo benedica,

partito dei padroni è diventato
con tanto di incredibile attentato
al sacro testo costituzionale.
Col referendum giunto al funerale,

non si è ancor liberato dal ducetto
dei suoi ricatti eternamente oggetto.
Non ha un programma, è senza una visione,
vaga qua e là cambiando direzione

con il mutare del soffiar dei venti
e con gli spifferi delle correnti
sua malattia dai giorni del debutto.
Di Base riformista il tosco putto

ha il controllo total senza problem.
Franceschini è il padrone di Area dem.
C’è la corrente dei zingarettiani.
C’è Fianco a fianco con la Serracchiani.

C’è la sinistra con il prode Orlando,
con Provenzano e la Rossomando.
Con Cuperlo i sinistri radicali.
Poi i sindaci e i capi regionali

con Gori, con Nardella e Bonaccini
ed i Giovani turchi con Orfini.
Negli otto clan metà sono renziani
e per una sinistra esseri strani

che si fanno ogni giorno più arroganti.
Ma c’è di peggio: i culi sono tanti
e le poltrone sono sempre meno.
La moral? Zingaretti, stai sereno!

blog MicroMega, 10 marzo 2021

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Saluti al Parlamento

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Saluti al Parlamento

Dissentire vogliam da Mattarella
che ha fatto senza il buco la ciambella
di Draghi vulnus di democrazia
mettendo il Parlamento in agonia.

È ben chiaro che Draghi nel passato
a fare questo mondo ha cooperato
mostruosamente ingiusto e diseguale
che non ha nulla ormai di solidale.

Una Repubblica ne viene fuori
fondata, ci si dice, sui migliori
che ai sudditi dà sì qualche attenzione
ma nega lor la partecipazione

alle azion di gestione e di controllo.
Per i sudditi un po’ scavezzacollo
la breve ricreazione è ormai finita
e all’obbedienza il preside li invita:

basta con gli incapaci in Parlamento,
dei tecnici e dei saggi ora è il momento.
Il presidente appare infastidito
dalle richieste di ciascun partito

ed usa l’autocratico potere
dando al popolo calci nel sedere
come ai suoi squallidi rappresentanti.
Or con l’alto profilo si va avanti

con botta micidiale al Parlamento.
E la reazion dà ancora più sgomento:
ceri, te deum, applausi, eccitazione
al funerale di un’istituzione.

Parlamentar democrazia addio!
eliminata dal pugnale rio
di un sicario saudita fanfarone
al quale il presidente non si oppone.

Un governo presidenzial compare
il che vuol dire non parlamentare,
ma dei miglior, cioè dei competenti
che i ricchi farà sempre più contenti

e i poveri più poveri che mai.
Alla guida per toglierci dai guai
sta l’uomo Goldman Sachs solo al comando
con moglie di gran classe e muta quando

da qualcheduno viene interpellata.
Tempo d’oligarchia: nessuno fiata,
nessuno che protesta, tutto tace.
Dalla padella cadiamo nella brace.

Chi con le prediche e la finanza
ha portato il Paese alla mattanza
e il pianeta sull’orlo del burrone
ritorna nelle vesti del padrone.

Il sistema ritorna e non dà scampo,
coi diktat ci imprigiona ed in un lampo
il Parlamento italico qui giace.
Per questo Mario Draghi non ci piace.

22 febbraio 2021

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