Epilogo

Giunto alla fine della mia fatica
l’epilogo si impone in guisa antica.
Manca un ritratto nella galleria
che faccia a tutti gli altri compagnia:

il ritratto del popolo italiano.
Pelizza da Volpedo è ahimè lontano
da quello che vediamo tutti i giorni
e sol dobbiam sperare si ritorni

ai riscatti gloriosi del passato.
E’ nella nostra storia capitato
che il popolo sia stato credulone,
ammaliato da qualche mascalzone

che ha portato il Paese alla rovina.
Basta qualcuno con la parlantina
e la capacità di far sognare
e chi ogni dì fatica per campare

segue il mago dei sogni, il pifferaio,
andandosi a cercare un altro guaio.
Successe con Benito Mussolini,
con Berlusconi ed ora con Salvini,

oggetto di passione miseranda.
Fare il ritratto al popolo che sbanda
è un’azion triste che fa male al cuore,
si augura perciò il modesto autore

che si riscatti il popolo italiano
e prenda a calci in culo il Capitano,
sì che torni Pelizza da Volpedo.
Altri sistemi proprio non ne vedo.

Matteo Salvini – Selfie con cialtrone

E’un trionfo ovunque vada,
su pei monti, per la strada,
nella piazza del paese,
dentro i bar, fuor dalle chiese

o nel prato di Pontida.
Dappertutto applausi, grida,
pacche, abbracci, invocazioni.
Dopo il Duce, Berlusconi

ed il puffo di Rignano
ora il popolo italiano,
mandria immensa di bovini,
vuole sol Matteo Salvini.

Il panzone pensionato,
il bulletto palestrato,
la matrona pettoruta,
la vecchietta linguacciuta,

la coppietta di borgata,
il pelato camerata,
la mammà con il bambino
il cafon con l’orecchino

in lunghissimo corteo
fanno il selfie con Matteo.
Chi alla fin l’ha conquistato,
pur se orribile, sfocato

ma purtroppo veritiero,
se lo guarda tutto fiero
e lo mostra soddisfatto
a chi ancor non se l’è fatto.

Con la nota aria gradassa
urla il Capitan Fracassa:
“Tutto è sotto il mio controllo,
di un millimetro non mollo

nel respingere i migranti!
Han finito quei furfanti
con le splendide crociere!
Via! Ed a calci nel sedere!”

Par l’imam di Gallarate
mentre spara salvinate
a chi è lì coi passeggini:
“Grazie d’esser coi bambini,

sono il sole ed il futuro!”
li infinocchia il vil figuro
mentre i genitor commossi
lacriman con gli occhi rossi.

Alla ‘ndrangheta si espande:
“Io la metterò in mutande,
finiran tutti in galera!”
Nella magica atmosfera

come a un santo sull’altare
dicono: “Fatti toccare!”
“Sei un bell’uom, pur con la pancia!”
“Con la man sfiorai la guancia

del campion sceso quaggiù!”
e…non se la lava più.
“Ama i bimbi, ama l’Ttalia,
è per questo che mi ammalia!”

“Alla ‘ndrangheta pon freno!”
“Prende l’autobus e il treno
proprio come tutti noi,
senza farsi i fatti suoi!”

“Finalmente un che decide
e fa superar le sfide
fino alla trionfal vittoria!”
La moral di questa storia?

Quando sei così coglione
da affidarti ad un cialtrone
di tal turpe caratura,
lo sei fuori di misura.

18 agosto 2018 La cronaca di un viaggio fra i tifosi di Salvini.

Luigi Di Maio – Altro guaio, Gigi Di Maio

Dopo Craxi, Berlusconi
ed il re dei fanfaroni
abbiam visto ormai di tutto:
un caimano, un farabutto

e un ignobile marmocchio
più bugiardo di Pinocchio.
Ma si sa com’è la vita:
tocchi il fondo con le dita,

ma se scavi vai più giù
e ti puoi trovar…cucù!
il grillin Gigi Di Maio,
spinto dal burattinaio.

Di lui non sappiamo molto,
se sia saggio, se sia stolto,
se è capace di pensare
o soltanto di cianciare

come fanno i Cinque stelle
sulle tante marachelle
di un Paese disastrato.
Si presenta assai azzimato,

eleganza da piazzista
più che da bravo statista.
Sa parlare affabilmente
su che vuol sentir la gente,

da politico cialtrone
che la pubblica opinione
segue più che indirizzarla
con la populista ciarla.

Un biografo ufficiale
fa un ritratto eccezionale
del messia pentastellato
che è di Gandhi appassionato.

Nato in quel di Pomigliano
nel milieu napoletano
nel radioso ottantasei
come un dono degli dei,

fa l’asilo alle Orsoline
che già chiama cittadine
prima ancor che Beppe Grillo
gli trasmetta il suo bacillo.

Alla scuola elementare
il miglior fra tutti appare
questo ragazzino sveglio
e alle medie va ancor meglio.

Nel miglior liceo, l’Imbriani,
tutti gli batton le mani.
L’insegnante Rosa Manna
è per lui tutta un osanna:

“Coi capelli ben curati,
viso e collo ben rasati,
look per nulla stravagante,
nell’esposizion brillante,

un acuto osservatore,
gioia d’ogni professore.
Ottimo in filosofia,
un po’ meno in geografia…

Confondeva – Rosa svela –
ahimè Cile e Venezuela.
Debole sul congiuntivo
per lui d’ogni senso privo

poiché Gigi era ammalato
quando in classe l’ho spiegato”.
Poi all’Università
molto meno bene va:

prova a fare l’ingegnere,
ma non sembra il suo mestiere,
passa a far Giurisprudenza,
ma di laurea è ancora senza,

fuori corso a trentun anni.
Del grillino con i panni
vince le trionfal primarie,
dette le parlamentarie,

con men di duecento voti.
Un prodigio! Fra i devoti
del paisà santo, Gennaro,
si schierò perciò il somaro

aspirante deputato.
Mai nessuno gli ha spiegato
che chi è solo un fessacchiotto
resta tal pur se è bigotto.

19 settembre 2017 San Gennaro. Gigi Di Maio assiste nel duomo di Napoli alla liquefazione del sangue di San Gennaro e bacia la teca che il Cardinal Sepe gli porge.

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