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Esce sui quotidiani la notizia di un conto corrente di Massimo D’Alema presso la Banca Popolare Italiana di Gianpiero Fiorani, filiale 098 di Roma. La risentita reazione di D’Alema con una lettera pubblicata sull’Unità.

Ikarus II

Dei Ds il presidente:
“Per il mio conto corrente
non son niente imbarazzato.
Uno yacht mi son comprato,

ma i quattrini non li avevo.
Non siam più nel medioevo
e la barca mi son preso
con un leasing, quello acceso

con pesanti sacrifici
con due affezionati amici.
Con la banca di Fiorani
non ci son rapporti strani,

serve per pagar le rate.
Di che cosa mi accusate?
Non ci son più i comunisti,
stop ai falsi moralisti,

a sospetti e insinuazioni!
C’è chi compra imbarcazioni
e chi sceglie una casetta!”
“Presidente, ci permetta,

non si arrampichi sui vetri.
La sua barca è un venti metri
ed il leasing costa assai.
Che diranno gli operai?”

“Anch’io povero son stato,
ma di tempo ne è passato
e il benessere è maggiore.
Io mi batto con ardore

perché un giorno gli operai
siano tutti marinai.”
Recidivo è il presidente.
Ci chiediam sommessamente:

“Chissà come comperò
quelle scarpe che pagò
circa tre milioni al paio:
fu un cadeau del bottegaio,15_vignetta

furon gli euro regalati
da due o tre cassintegrati
od un leasing dato al vol
da Bnl od Unipol?”

“Presidente, si rammenti:
non parliamo di tangenti,
di corrotti e corruzione.
Lamentiam la delusione

per mancanza di buon gusto,
di quel pregio un po’ vetusto
che fa il vivere civile.
Si ricorda? Era lo stile.”

Ora scegli: o il 51,
dove col sessual digiuno
si prepara Berlusconi
a trionfare alle elezioni

o sei forte come un bue
e procedi al 22
fra le Opa ed i banchieri,
le scalate e i tesorieri.

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