Libia, la quarta sponda

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Fuga finale dalla Libia, l’Isis avanza verso Tripoli. Gentiloni: “Pronti a combattere nell’ex colonia”.
(il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2015)
All’armi siam italiani, ma l’Isis ci dà dei crociati.
Renzi prepara il clima per un intervento in Libia: “Basta dormire”.
Jihadisti contro Gentiloni. Chiesto il coinvolgimento della Ue e dell’Onu.
(il Fatto Quotidiano, 15 febbraio 2015)
Renzi più prudente gela le fregole interventiste di Gentiloni e Pinotti: “Senza l’Onu non si fa nulla”.
(il Fatto Quotidiano, 17 febbraio 2015)
Gli amici americani che non vogliono la guerra di Renzi.
(il Fatto Quotidiano, 19 febbraio 2015)
La guerra a parole: salvate il soldato Renzi. Tagliato fuori dalla partita ucraina, il premier (con i suoi) cerca un “ruolo guida” nella crisi libica, seminando panico.
(il Fatto Quotidiano, 20 febbraio 2015)
Notai e polizze, si cambia. Ma è flop su farmaci e taxi.
(la Repubblica, 21 febbraio 2015)

Libia, la quarta sponda

Sarà che senza Giorgio che sobilla
contro i grillini e contro i magistrati
la vita di Matteo sembra tranquilla,
sarà che a Minsk e a Mosca sono andati

Angie ed Hollande e non la Mogherini,
sarà che tutti parlano di Atene
causa Tsipras a caccia di quattrini,
sarà l’alt alle ciance nazarene,

sta di fatto che il grande fanfarone
sembra in crisi di visibilità
e va cercando in giro l’occasione
per sparare cazzate in quantità.

Arriva l’occasione, molto ghiotta:
l’Isis, campione di carneficina.
Vanno dicendo i figli di mignotta
che sono in Libia e Roma è assai vicina.

“Attenti, arriva l’Isis che ci invade,
alla guerra dobbiamo prepararci!
Sono terribili queste masnade
che sognan solo di decapitarci!”

Parla il crociato Paolo Gentiloni:
“Perché la Libia si riunisca in fretta
decida l’Onu senza esitazioni
di darci il via che l’Italia aspetta”.

Sentiamo la Pinotti bellicosa:
“Se in Afghanistan fummo in cinquemila,
in Libia, per noi più pericolosa,
potremo andare come capofila

di una mission dal numero elevato
con delle forze ben più impegnative.
Attenti che il Califfo è già arrivato
a poche miglia dalle nostre rive!”

Alla fine del vertice europeo:
“La Libia è un gran problema per la Ue –
dice Monsieur de La Palice Matteo –
e non è sufficiente quello che

l’inviato d’Europa ha combinato.
E’ tempo di giocar ben altre carte
per un affondo più determinato:
l’Italia è pronta a fare la sua parte!”

Anche il caimano, messo fuori gioco
con l’elezion di Sergio Mattarella,
resuscitato dal guerresco fuoco,
ritrova all’improvviso la favella:

“Approviamo l’intento del governo
in difesa del ruolo che ci spetta:
l’unità nazional faccia da perno
a una mission che fine all’Isis metta”.

Il giorno dopo, ahimè, Barack Obama
raffredda questi battaglieri ardori
con un comunicato che proclama:
“E’ ben che tutti insieme si lavori

lungo una via che porta all’unità
con la politica, non con la guerra.
Solo così la Libia fermerà
il Califfato che il suo attacco sferra”.

Per la pronta rivincita Matteo,
che per essere in vista vuole andare
in su, sempre più in su, all’apogeo,
si dà da far per liberalizzare,

come fece Bersani nel passato,
l’ostil mercato degli esclusivisti.
Ma chi ambiva annientare il Califfato
ha perso, ahimè, la guerra coi taxisti.

blog MicroMega, 22 febbraio 2015

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